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martedì, 14 aprile 2009
 

Luoghi d’arte da visitare: nell’antro della Sibilla

Antro sibillaA SPASSO TRA CUMA, POZZUOLI E BACOLI

Il corridoio freddo e oscuro è illuminato qua e là da qualche torcia che squarcia per pochi metri il buio dello stretto e tortuoso percorso. Qui, tra queste anguste pareti scavate nella roccia sembra quasi di scendere fino alle soglie dell’Averno, il mitico mondo di Ade che a pochi uomini in vita è stato concesso visitare. (G. Infusino – Storia, miti e leggende dei Campi Flegrei) La splendida galleria, tuttoggi perfettamente conservata, ritenuta essere l’ingresso all’antro della Sibilla è lunga 131 metri e si trova nella frazione di Cuma, tra i comuni di Pozzuoli e Bacoli, nella provincia di Napoli. Sul fondo vi è la stanza oracolare, dove la Sibilla Cumana diffondeva i vaticini. Un sistema di fenditure laterali illuminava il percorso formando una alternanza di zone illuminate e zone scure particolarmente suggestiva. Le Sibille (o Pizie) erano sacerdotesse vergini con il dono della profezia che si trovavano ovunque esistesse il culto di Apollo.Ne “Il segno di Virgilio”, Roberto De Simone le descrive così: “Le figure delle Sibille si confondono l’una con l’altra, si sovrappongono, si identificano, tendendo quasi a sincretizzare in un unico modello i vari attributi e i nomi di ognuna. E anche i diversi nomi che si riferiscono a determinati personaggi della mitologia greca, tendono quasi sempre a diventare attributi di un unico modello...E’ chiaro che ogni luogo del culto di Apollo avesse la sua Pizia che si differenziava nel nome per tradizione. Ed è pure chiaro che questo mito racconta anche la diffusione di un culto oracolare che, partito dall’Asia minore, raggiunge le colonie italiche e successivamente anche Roma. In questo senso, il luoghi di Delfo, dell’Africa e di Cuma rappresentano tre punti di riferimento, tre centri di diffusione, sviluppatisi in seguito a migrazioni di popoli e culture verso l’Occidente”. La storia della Sibilla di Cuma è particolarmente suggestiva. Lei era una donna affascinante la cui bellezza eccezionale fece invaghire il dio Apollo . Davanti ai suoi rifiuti egli decise di tentarla con l’offerta di un dono. Chiese perciò alla fanciulla di chiedere qualcosa. Ella si chinò a terra, prese nel proprio pugno una manciata di granelli di sabbia e chiese al dio di poter vivere tanti anni quanti erano i granelli di sabbia stretti nella sua mano, dimenticando di far accompagnare a questo desidero il suo dono della giovinezza eterna. (Ovidio, Metamorfosi, XIV)

Pubblicato su www.notiziarioitaliano.it

 

postato da gialloweb | 13:45 | commenti
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